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Stagione di Prosa
2018/2019

tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21.00
(apertura biglietteria ore 20.00)



sabato 16 febbraio
LUCA RADAELLI
"Macbeth banquet"
idea scenica e traduzione: Luca Radaelli
regia: Paola Manfredi
con: Luca Radaelli e Maurizio Aliffi
musiche: Maurizio Aliffi
produzione: Teatro Invito (Lecco)

Una cucina, un luogo dove si preparano piatti oscuri e macchinazioni crudeli. In Macbeth banquet un cuoco racconta la vicenda shakespeariana con l’ausilio di utensili e cibi disponibili in una cucina. Un solo attore entra nei pensieri dei personaggi e ne interpreta gesti e azioni, il cuoco officia un rito teatrale con il suo assistente: la chitarra di Maurizio Aliffi dialoga con l’interprete Luca Radaelli in una vera e propria rappresentazione musical/culinaria. La scenografia è composta da oggetti di uso comune (pentole, vasellame, coltelli, attrezzi da cucina) in un’ambientazione semplice. Le azioni alludono alla preparazione del banchetto in cui apparirà il fantasma di Banquo. Le ferine battaglie, le uccisioni notturne, la foresta di Birnam… Vedremo tutto, in scena: le streghe, Macduff, il re Duncan, Lady Macbeth e il futuro re di Scozia saranno tutti davanti a noi, ai fornelli di un intreccio sanguinoso. Una ricetta fallimentare per il destino di una coppia divorata dal desiderio di dominio. Macbeth banquet è un banchetto “casalingo” per un assassinio perpetrato tutto in famiglia, in cui le ambizioni del protagonista svaniranno in una nuvola di vapore.

“...Nessun simbolo è fuori posto, nessun movimento casuale. Tutto rimanda, tutto evoca senza didascalia. L’interpretazione di Luca Radaelli ottimamente riportato ad una dimensione autenticamente attorale, lontana dalla cifra di teatro di narrazione a cui si è dedicato negli ultimi anni, pare liberare questa energia tenuta sopita per alcuni anni, in un vorticoso seguire di parole e movimenti in cui ogni distrazione sarebbe fatale. La creazione di Luca Radaelli e Paola Manfredi è un esito felice, interessante, che trova nella traduzione originale del testo del Bardo fatta un desco adatto a parlare della finzione, umana ma anche teatrale”.
(Renzo Francabandera – PAC)

“...Radaelli entra ed esce dalle varie parti che il testo gli affida; è una specie di clown quando deve raccordare gli avvenimenti, si ammanta di melanconia venata di ferocia quando diventa il Signore di Cowdor, è poi il guardiano, popolano sapiente, del castello di Macbeth quando apre il portone ai figli di Duncan. Poi c’è lei, la Lady che gli mormora dentro, ogni volta che tentenna, a spingerlo inesorabilmente al delitto”.
(Mario Bianchi - Krapp’s Last Post)

“...Radaelli dà voce, modulandola di volta in volta all’occorrenza, ai personaggi principali della tragedia. Le parti più belle sono i passaggi che egli stesso ha tradotto dall’inglese al brianzolo, dialetto in cui le streghe parlano e profetizzano (“in de la brughera”). L’alternarsi di male e bene diventa ribaltamento di mal e ben, ma e be, mac e beth. Gli ingredienti dello spettacolo sono tutti di prima scelta e amalgamati con cura ed esperienza. Così ai monologhi si alternano i dialoghi, alle parti recitate altre cantate (sommessamente) o intermezzi parlati e giochi delle parti con la spalla Aliffi”.
(Saul Stucchi - Alibionline)






sabato 2 marzo
ALESSANDRO MOR
"Following Iago"
regia: Angelo Facchetti
drammaturgia: Angelo Facchetti da "Otello" di W. Shakespeare
con: Alessandro Mor e la partecipazione in video di Michele D'Aquila, Massimo
Politi, Abderrahim El Hadiri e Uta Kargel
scene e video: Giuseppe Luzzi
produzione: Teatro Telaio (Brescia)

Una rilettura contemporanea dell'Otello di Shakespeare per parlare di relazioni, invidie, gelosie e stati d'animo che inducono al desiderio di vendetta e di prevaricazione. Protagonista, questa volta, Iago che prende la parola per raccontare la sua versione dei fatti, cioè il punto di vista del persecutore, della mente spietata che muove chi gli sta intorno come fosse il suo branco. È lui il sibillino tessitore di false voci e dicerie abilmente architettate, che fa cadere ad uno ad uno i suoi avversari, che conquista la fiducia di Otello allo scopo di farlo precipitare dall’alto del suo successo, che sacrifica l’innocente Desdemona, colpevole di avergli preferito i suoi avversari. Il centro attorno a cui ruota il suo universo di senso, quasi come una falena attirata dal fuoco, è l’onore, o, detto in termini contemporanei, l’immagine: qualcosa che non si può rubare per sé, ma, se tolta al proprio avversario, lo annichilisce. In questo sta la sua universalità: anche oggi possiamo immedesimarci in Iago e comprendere il suo desiderio di rivalsa, ma sta a noi e alla nostra volontà decidere se agire per distruggere o per costruire. E’ interessante utilizzare un’opera teatrale classica per avvicinarci ad un argomento, così apparentemente “moderno”, come quello dei rapporti di prevaricazione. La forza della parola shakespeariana, che ha saputo giungere intatta, potente ed evocativa anche ai nostri giorni, non fa altro che mostrare come “nulla ci sia di nuovo sotto il sole”, ma tutto sia, da sempre, insito nella natura umana che solo attraverso la cultura e l’educazione può essere resa cosciente di sé e plasmata. Al pubblico non si vuole offrire né una cronaca della situazione attuale né, tanto meno, soluzioni o consigli, perché per questo vi sono mezzi e modi più adatti del teatro. Al pubblico si vuole offrire una metafora. E, oltre al racconto di Otello, l’uso del teatro diviene esso stesso metafora: perché ambiente in cui le azioni avvengono realmente e non virtualmente e perché luogo in cui l’immedesimazione ci spinge a un grado di coinvolgimento profondo. Infine il teatro come forma di espressione comunitaria, da cui nasce quella forma di condivisione che i greci chiamavano catarsi, contrapposta ad uno degli effetti devastanti di tanti rapporti socialmente deviati: l’ostracismo di un singolo da parte di una comunità, reale o virtuale che sia. “Mor dice questo Shakespeare con limpida modernità, si muove per il palcoscenico con abilità da danzatore”
(P. Carmignani - Giornale di Brescia)

"La regia di Angelo Facchetti non crea una sorta di vicenda parallela, ma rimane fedele al telaio testuale, lavorando di fino sui dettagli: scava nel sottosuolo del personaggio, mette in risalto i coni d'ombra di un uomo comune, gioca con la relatività e l'assoluto, con l'arbitrarietà del senso dell'onore, alludendo ad un'epoca ad alta esposizione (la nostra ovviamente), in cui gli altri ci guardano e i followers sono più importanti delle persone. Solo sulla scena, ma interattivo tramite video, Alessandro Mor fornisce una prova all'altezza, ricordandoci in calce che la nostra storia siamo noi"
(N. Dolfo - Corriere della sera)






sabato 23 marzo
LABORATORIO DELLE DONNE DI SAVIGNANO
"titolo da definire"
conduzione del corso, idea scenica e regia: Cristina Bartolini
con: le venti donne partecipanti al corso

Questo spettacolo sarà il frutto di un percorso di laboratorio di approccio alle tecniche di comunicazione e di espressione teatrale riservato alle donne: la sperimentazione va dall’uso della voce e del corpo, all’improvvisazione, alla drammatizzazione, con un'ipotesi finale di messa in scena.






sabato 13 aprile
ILARIA GELMI
"Passaggi"
di e con Ilaria Gelmi
con la collaborazione di Francesco Niccolini

"Il viaggio è da sempre un mezzo ed un fine, è una scelta di vita o per alcuni l'unico modo possibile di vivere; è la metafora della vita stessa" e "la scelta del viaggio in autostop è una scelta di fiducia negli altri esseri umani"
Pippa Bacca

L‘ autostop è il filo del racconto: questo modo di viaggiare apparteneva già ai miei genitori coi quali l’ho condiviso e imparato, per molti anni è stato il mio unico mezzo di trasporto. Racconto dei miei viaggi solitari, assieme a mia madre, dei miei genitori negli anni ‘70 in Italia e all‘ estero… Queste storie si intersecano con quelle in autostop di Pippa Bacca, artista performer milanese, da bambina con sua madre, le sorelle e poi spesso da sola in giro per il mondo. Racconto anche del suo ultimo viaggio nel 2008: come espressione artistica e messaggio di pace, vestite da sposa, Pippa e Silvia Moro partirono da Milano per raggiungere in autostop Gerusalemme ma per Pippa il viaggio terminò tragicamente ad Istanbul. Nonostante la diversità della scelta – per Pippa è stato un atto performativo mentre per me un agire nella quotidianità - l'autostop rappresenta un potente strumento di provocazione rispetto allo stereotipo del femminile e, al tempo stesso, "termometro" delle relazioni e di "come va il mondo". Nelle storie raccontate accanto all’umanità che si incontra e si confronta, il cibo diviene nutrimento in senso reale e simbolico. Raccontare dei viaggi in autostop significa parlare di incontri tra persone e culture diverse, di come piano piano si inizia a scorgere l’altro oltre la semplice apparenza, dell'intimità che si crea anche attraverso i silenzi, non tutti uguali. Ci si prende un tempo per stare, condividendo un tratto di strada che diventa un’opportunità di incontro o anche solamente un dono da parte di chi ti offre un passaggio. Questo spettacolo vuole incoraggiare i ragazzi per superare la paura dell’inaspettato con cui ci si confronta ogni volta che si intraprende una nuova esperienza. Il desiderio di incontro quasi sempre porta ricchezza e condividere questa fiducia fa bene al cuore e alla vita.


























BIGLIETTI:

intero € 10,00 - ridotto € 7,50
IN VENDITA NEI GIORNI DI SPETTACOLO A PARTIRE DALLE ORE 20.00